• cronacasociale@gmail.com
Home > News-evidenza > “Giulia ringrazia” – Rinuncia al sostegno scolastico: l’orgoglio di essere “normale”
Giulia ringrazia

La Prof.ssa Vincenza Palmieri, Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, racconta “una storia unica ma insieme rappresentativa di mille storie, di mille ragazzi, di mille destini possibili. Una storia di liberazione”

Questa non è solo la storia di Giulia, ma è la storia di una bella famiglia; è uno spaccato, un vissuto, della nostra scuola italiana e di come il sistema spesso vada ad inglobare bambini o adolescenti avviandoli ad una carriera che non è la loro, semplicemente non riconoscendo un momento di difficoltà, che si sarebbe potuto, invece, agevolmente superare.

La storia di quel singolo bambino, di ogni bambino in difficoltà, avrebbe potuto o potrebbe evolversi ad un certo punto della sua carriera scolastica: perché non è detto che si debba essere dis-abili per sempre.
E quando è il ragazzo stesso a non ritrovarsi dentro un certo destino, allora o non è mai stato disabile o qualcuno ha agito con leggerezza giocando con la sua storia.

Giulia. Giulia era una ragazzina molto timida fin dalle scuole elementari. Molto per bene. Poco aggressiva, diversa sì magari da alcuni compagni, ma perché molto posata, diversa da quel tipo di gioventù a cui ci stiamo probabilmente abituando: non una bulla. Per questa ragione, era stata notata e “qualcuno” a scuola aveva invitato la mamma a far valutare la propria figlia, perché “una stampellina avrebbe potuto essere d’aiuto”.

Una stampella. Detta così potrebbe davvero sembrare un aiuto, ma la stampella si dà a chi ha un arto spezzato.
Non era il caso di Giulia.
Fin dalle elementari, per tutte le medie e fino alle superiori, Giulia si è trovata a portare una stampella che non voleva e che, in molte situazioni, non le veniva di fatto riconosciuta.

Se da una parte era una portatrice di handicap a tutti gli effetti – rientrante nella L. 104 – dall’altra parte si trovava a non essere trattata come una disabile: questa invalidità era “un titolo” ma non le dava alcun beneficio, le riservava solo gli effetti negativi.

La diagnosi era stata “disintegrazione della fanciullezza” che, rientrando nelle declinazioni del manuale diagnostico-psichiatrico, è una definizione infelice di per sé.
Conoscendo la storia di Giulia, oggi appare evidente come tale disintegrazione della fanciullezza sia stata invece indotta in Giulia proprio attraverso la diagnosi di deficit cognitivo e di fanciullezza invalidata.
Giulia, nonostante questo, ha sempre cercato di fare tutto al meglio per negare quello che veniva affermato come un fatto: si è sempre preparata per le interrogazioni, ha dato sempre il meglio di sé, ha sempre partecipato alla vita sociale, ha fatto teatro, danza.

I genitori, ad un certo punto, si sono chiesti perché quell’etichetta, quel marchio dovessero segnare il destino della loro figlia.

Sono approdati presso l’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare dove, dopo aver ascoltato la mamma – nel suo vissuto doloroso e puntuale – abbiamo applicato la nostra procedura “diagnostica”: l’Analisi dei Quaderni(C)

L’Analisi dei Quaderni Palmieri è una procedura coperta copyright. Per cui, tutti quelli che dicono di fare ‘analisi dei quaderni’ stanno, in realtà, facendo altro.

Siamo passati attraverso la storia di questa bambina: la bellezza dei disegni, la completezza degli elaborati, la quantità degli esercizi algebrici, dei problemi di geometria, il lavoro svolto; tanto che, ad un certo punto, ci è sorto il dubbio che fossimo noi condizionati dal desiderio di aiutarla, perché non riuscivamo a trovare nei quaderni i segni di un handicap.
A quel punto, per avere un parere il più possibile oggettivo, abbiamo presentato i quaderni, in particolare quelli di matematica, ad Docente Universitaria di Matematica e le abbiamo chiesto – senza menzionare alcun dato relativo a Giulia – di darci una sua impressione sul lavoro svolto.

La Prof.ssa ha riscontrato una grande quantità di lavoro, a volte con qualche banale errore, a volte con esercizi ben fatti, a volte con qualche passaggio in più o in meno ma con un lavoro, in ultima analisi, eccellente.
Quando le abbiamo rivelato la verità, non ci ha creduto. “Non è possibile”, si è limitata a commentare.
Abbiamo, quindi, analizzato la documentazione, incontrato la ragazza, la abbiamo sottoposto ad una serie di valutazioni per scavare nel presente e nel passato, alla ricerca di qualcosa che fosse un segno.
Una equipe composta da 5 specialisti non ha trovato nulla.
Non lo ha trovato oggi, ma ad una osservazione più sensibile e precisa, probabilmente non l’avrebbe trovata nemmeno allora.
I quaderni disegnano la storia ed il DNA dell’apprendimento.

E’ stata preparata una relazione tecnica: Giulia non si riconosceva in una persona disabile e voleva misurarsi con la vita, con i compagni. Voleva sottoporsi alle prove della vita. E se anche non ce l’avesse fatta, allora avrebbe ripetuto gli anni. “Meglio bocciata che malata”.

Qualche giorno fa ho ricevuto una mail dalla mamma: “Giulia ringrazia”, recitava l’oggetto.
A seguito della richiesta dei genitori di informazioni sull’iter portato in atto, circa lo stato dell’arte sulla richiesta di abolizione del sostegno per la figlia, dagli uffici scolastici territoriali veniva dichiarato:
“la ragazza attualmente, come richiesto, non risulta segnalata dalla scuola come necessità di supporto di sostegno. Cordiali saluti”.

Non poteva essere altrimenti.
Giulia ringrazia, ma siamo noi a ringraziare Giulia, la mamma, il papà, la famiglia, per la tenacia e la dimostrazione di aderenza ad un concetto di sacralità dei valori del rispetto e dell’ascolto dei propri figli. Perché al di là della storia scolastica, questa è una storia di ascolto.
Laddove le Istituzioni per anni non l’hanno vista, questa ragazza, i genitori l’hanno profondamente ascoltata.
La scienza li ha supportati e la norma, insieme ad un ufficio competente, ha messo giustizia. Ha fatto sì che per Giulia ci fosse un futuro da donna sana, professionista eccellente, perché Giulia ha già deciso di voler esercitare una professione che aiuti i bambini a fare in modo che non accada più a nessuno ciò che è accaduto a lei.
A distanza di qualche giorno dall’inizio dell’anno scolastico, abbiamo parlato con la mamma di Giulia, per avere notizie. “Giulia è bella carica” – ci è stato risposto. “Ha scelto di ricominciare nella stessa scuola, con gli stessi insegnanti. Ama le sfide. E’ serena e combattiva perché sa che non è lei a dover cambiare, ma ora sono gli altri a dover modificare la loro opinione. Ora , finalmente, non ha nessuno al suo fianco, può dimostrare di non aver bisogno di nessun sostegno. Si sente liberata, libera”.

Le abbiamo domandato come siano andate le cose, come si sia giunti a questa svolta. “A volte i genitori non sanno come fare, si sentono senza via d’uscita. Abbiamo chiesto aiuto ma l’unica risposta che giungeva ci portava verso la via sanitaria. Siamo stati ingenui per lungo tempo ma non avevamo notizia di altre soluzioni possibili. Poi, per caso, abbiamo visto la locandina di un incontro a cui partecipava la Prof.ssa Palmieri. E siamo rimasti folgorati da una alternativa possibile che, finalmente, ci faceva intravedere una soluzione differente.
La controperizia che la Prof.ssa Palmieri e l’INPEF ci hanno consegnato ha liberato la nostra Giulia.
Bisogna parlarne, parlarne il più possibile, perché le persone sappiano che c’è una alternativa alla via sanitaria.
Grazie. Anche da parte di Giulia”.
Grazie a voi. Grazie, Giulia.

FacebookTwitterGoogle+LinkedInEmailCondividi