giovedì, dicembre 13

I fatti di Rebibbia – Commento del Presidente Palmieri

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Rebibbia, Vincenza Palmieri: “Questo fatto di cronaca rappresenta solo la punta dell’iceberg della disattenzione nei confronti del primo Istituto Sociale: la Famiglia.  Ma la panacea per tutti i rimorsi, ancora una volta, non sia rappresentata da una possibile malattia mentale all’origine di tutto

Molte le voci che si sono levate a seguito del drammatico caso avvenuto a Rebibbia. Le più disparate, da più punti di vista.
E, se è vero che il discorso è profondamente doloroso e che ho pensato più volte se rimanere in silenzio, sono giunta alla conclusione che – soprattutto in questo caso – non si può tacere.

Sento, dunque, il dovere di sottolineare un aspetto fondamentale della questione, che va oltre l’episodio in sé e ne rappresenta contesto e fondamentale concausa.

La decisione da assumere, infatti, ad opera delle Autorità competenti, è più ampia e profonda; e investe il Sistema Penitenziario tutto, la Famiglia come Istituzione e le Risorse per Essa stanziate. Perché questo fatto di cronaca rappresenta solo la punta dell’iceberg della disattenzione nei confronti del primo Istituto Sociale: la Famiglia.

Una famiglia massacrata, verso cui: il Governo non investe abbastanza, la Chiesa arriva troppo tardi e miope, e in alcuni casi la Scuola pare ancora non capire.

Ecco perché arriva in carcere una mamma con 2 bambini neonati.

Da Martina Levato fino all’ultima, non possiamo non sottolineare come la sedazione sociale e morale, e la panacea per tutti i rimorsi, ancora una volta, sia rappresentata da una possibile malattia mentale chiamata a giustificare ogni cosa.

Non so quanto le droghe psichiatriche avessero già infierito su questa mamma. E non so molte altre cose, che tanti invece dicono di sapere e di aver già capito. Non è, dunque, il mio, un giudizio sui fatti: questo spetterà alle Autorità.

Ma è, ancora una volta, un grido e un’azione. Che deve comportare la possibilità di guardarci noi, di guardare alla formazione degli operatori coinvolti e di potere prevedere una pedagogia giuridica, una pedagogia forense e una pedagogia penitenziaria di cui si ha grande necessità. Insieme ad una insostituibile Pedagogia Familiare. E di progetti educativi e rieducativi che accompagnino sempre il percorso penale, coinvolgendo non solo i detenuti ma anche le famiglie e le associazioni.
Ma, ancor prima di questo, le Riforme sociali come prevenzione assoluta. 

Vincenza Palmieri

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