martedì, gennaio 31

Violenza Digitale: la sfida del terzo millennio

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Come contrastare e prevenire questo fenomeno aiutando le famiglie a casa loro senza ricorrere a interventi autoritativi

Roma. La cronaca attuale riporta decine di vittime della violenza digitale: Mattia, Alessandro, Carolina, un lungo elenco di persone fragili che non sono riuscite a tollerare queste forme di abusi. Ma non ci sono solo i casi drammatici. La violenza digitale colpisce chiunque sia già esposto al rischio di violenze “tradizionali”: donne, adolescenti, persone con disagio mentale.

Le classiche forme di violenza e prevaricazione trovano su web e social un terreno fertile e allarmante per il livello di diffusione che questi strumenti consentono, spesso con l’aggravante dell’anonimato che rende più difficile individuare il molestatore: cyberbullismo, pedopornografia, adescamenti online, stalking digitale, diffusione di contenuti privati di natura intima o sessuale (impropriamente chiamato “Revenge Porn”) sono soltanto alcune delle modalità di sopraffazione consentite dal digitale.

Nel caso della violenza di genere, l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere riferisce che sette donne su dieci sono state attaccate attraverso cyberstalking e hanno subìto almeno una forma di violenza fisica o sessuale; e che tra i partner violenti il 71% controlla il loro computer, mentre il 54% ne traccia i cellulari.

Sei adolescenti su 10 dichiarano di non sentirsi al sicuro online e il 52,16% delle ragazze teme il “Revenge Porn”, secondo i dati dell’Osservatorio Indifesa di Terre des hommes e Scuolazoo. Anche per la tutela dei giovani, la formazione è rivolta principalmente all’aspetto forense o informatico: ma come ci si approccia alla giovane vittima, come pure al perpetratore della violenza?

Attualmente la risposta è sostanzialmente di tipo tecnico, mirando alla “messa in sicurezza” di donne e minori, se presenti, anche attraverso accorgimenti pratici come cambiare la password o disattivare il GPS, ma c’è molta carenza per quanto concerne l’aspetto psico-pedagogico.

Inutile dire che i volontari e le associazioni, soprattutto se si occupano di minori o di persone fragili, si trovano sempre più spesso ad affrontare questo fenomeno.

E cosa possono fare?

Nei casi meno gravi o preoccupanti le soluzioni tecniche possono funzionare, anche se serve la necessaria conoscenza per saper riconoscere e individuare le criticità che possono insorgere.

Ma cosa succede se la situazione è più grave? Ci sono noti due tipi di risposte: una autoritativa – quando si interviene colpevolizzando la vittima o la sua famiglia, tramite la patologizzazione o l’abuso diagnostico, come già accade per altri fenomeni sociali – e una che sottovaluta la gravità delle condotte, spesso rivelandosi incapace di arrivare alle vittime prima che sia troppo tardi.

La questione non può e non deve essere affrontata con interventi indebitamente sostitutivi di quelli assistenziali, oppure ricorrendo ai farmaci. Serve invece un approccio rispettoso della dignità della persona che deve essere accolta, ascoltata e creduta.

Il nuovo Corso Specialistico Online dell’INPEF “Violenza Digitale: strategie di contrasto e prevenzione” fornisce gli strumenti necessari a pianificare interventi mirati e sostenibili di prevenzione e sostegno.

Anche i volontari del Terzo Settore dovrebbero essere formati e, in collaborazione con genitore, insegnanti od operatori, sapere come parlare e supportare la vittima, nonché come individuare e intervenire sull’autore; il Programma offre le conoscenze necessaria per mettere in atto le necessarie azioni di prevenzione e presa in carico.

Le iscrizioni sono già aperte e molte sono le richieste di informazioni, che dimostrano quanto attuale e utile sia questo percorso.

Clicca qui per visionare il Programma.

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